La flora2018-02-21T14:13:21+00:00

La flora

I pascoli vedono la prevalenza di graminacee xeriche come l’Avena sativa ed il Bromus erectus mentre i pendii più impervi sono disseminati di ampelodesma tenax: una pianta cespugliosa (in dialetto: stramma) da cui originano steli alti e robusti di “pannocchie” molto ornamentali. Le lunghe foglie, dalla fibra resistente (e taglienti!) costituivano la materia prima di un fiorente artigianato. Tra la vegetazione erbacea si può citare l’ Euphorbia Characias, una pianta dall’aspetto “preistorico”. In generale gli arbusti presenti sono tipici della macchia mediterranea. Hanno foglie piccole, dure o spesse, cerose o tomentose, contengono olii o sostanze aromatiche: come il poetico ed elegante mirto (Myrtus communis L.), il lentisco (Pistacia Lentiscus) dalle minute bacche rosse, il terebinto (Pistacia terebinthus) chiamato in dialetto “caputostho” per la sua caparbietà e frugalità, l’olivastro, l’alaterno, l’asparago. In tarda primavera il paesaggio si tinge di giallo e si riempie di un lieve profumo grazie all’esplosione di bordure di ginestra (spartium junceum).

Fra gli alberi la specie più diffusa è la roverella (Quercus pubescens Willd.), un caducifoglio dalle radici molto sviluppate, il portamento maestoso, l’aspetto forte e robusto ingentilito dalle foglie tipicamente lobate, appena coriacee. Si distingue dalle altre querce per la leggera lanugine che ricopre le sue fronde e per la peculiarità di conservare a lungo le foglie secche durante l’inverno, tanto che la nodosa e contorta struttura dei rami (che dipartono già a breve altezza) può essere apprezzata interamente solo per poche settimane all’inizio della primavera.

Nelle zone montane i boschi di querce danno il cambio a quelli di carpino bianco (Carpinus betulus) o di carpino nero (Ostrya carpinifolia), mentre i pascoli più aridi sono punteggiati da esemplari di ginepro (Juniperus communis). Suoli più difficili ad altitudini maggiori o prossime ai crinali sono di solito occupati dal leccio (Quercus ilex), un sempreverde il cui apparato radicale si insinua in profondità tra i sassi e gli consente di resistere bene, oltre che alla siccità, ai venti più forti. Nei boschi, oltre a quelle prevalenti, si possono individuare esemplari di specie sporadiche: come l’acero campestre, riconoscibile dalle foglie piccole e scure con cinque lobi incisi profondamente; l’acero italico (Acer opalus Mill.) dalle foglie più grandi e i cinque lobi molto attenuati; l’olmo (Ulmus minor) dalle foglie ellittiche ed asimmetriche, l’orniello (Fraxinus Ornus) dalle foglie composte, verde chiaro, il portamento gentile e le vaporose infiorescenze bianche in primavera; il siliquastro (Cercis siliquastrum) dalla splendida e minuta fioritura rosa che compare sui rami prima delle foglie; il sorbo comune (Sorbus domestica L.) che in autunno si accende di fuoco, il corniolo (Cornus mas) anch’esso dalle belle sfumature autunnali, il bagolaro (Celtis Australis) con il tronco tipicamente solcato da possenti nervature. Rare le conifere.

Degno di menzione è l’ulivo, così diffuso nei terrazzamenti realizzati con tenacia dagli antichi abitanti del territorio, da essere diventato, assieme ai muri a secco ingrigiti dai secoli, un elemento caratterizzante del paesaggio. Altre comuni specie di origine antropica sono la vite, il fico, la noce, il mandorlo, il pero, il melograno, il melocotogno, il nespolo, il carrubo, il fico d’india.